Vacanze in amicizia

 

 

 

Prime nozioni di vela

1° lezione          Nomenclatura dello scafo e delle vele

                            Nodi: nodo savoia (d’arresto),nodo parlato (di avvolgimento)

                            Orzare e poggiare. Sopravvento e sottovento mure

 

2° lezione          Andature: la virata di prua

                            Le vele (che portano, pungono e fileggiano)

                            Nodi: gassa d’amante, nodo piano e mezzi colli

                            Relazione fra orzare e poggiare con cazzare e lascare.

                            Esercizio: traverso con virata

 

3° lezione          Andature: la strambata o virata in poppa

                            Regolazione delle vele

                            Moto laminare e turbolento

                            Esercizio: traverso con strambata

 

4° lezione          Tecniche per l’uscita con la barca

                            Sicurezza in navigazione, dotazioni e abbigliamento

                            Le brezze e i venti (la rosa dei venti)

                            Esercizio: bolina e poppa

 

5° lezione          Tecniche per il rientro. Ancoraggi

                            Barca orziera e poggiera. Scarroccio

                            Recupero uomo in mare

 

6° lezione          Posizione dell’equipaggio in relazione alle condizioni

                            del vento e dell’acqua

                            Lo spinnaker

                            Regata di fine corso

                            Ripasso generale

Nomenclatura della barca a vela

La nomenclatura può in un primo momento sembrare difficile, ma si rende necessaria per distinguere le componenti di una imbarcazione a vela.
Uno scafo si classifica in base a:
- lunghezza fuori tutto
- lunghezza al galleggiamento
- larghezza fuori tutto
- larghezza al galleggiamento
- bordo libero (altezza della coperta dal piano di galleggiamento)
- immersione (pescaggio massimo)
- dislocamento (peso dell’acqua spostata)
- stazza (volume degli spazi interni)
- rating (stazza convenzionale calcolata con formule)
 

 

Orzare e poggiare – Mure

Il vento

La prima cosa che dobbiamo conoscere salendo in barca è da che direzione arriva il vento. Questo importantissimo dato condizionerà

tutte le decisioni che riguardano la conduzione della barca.

 

Quindi, aiutandoci con l’ambiente che ci circonda (bandiere, barche ormeggiate ai gavitelli, increspatura della superficie dell’acqua,

fumo in lontananza), potremo sicuramente arrivare a questa utile informazione. Volutamente non ho fatto alcun cenno ai segnavento

della barca che danno l’esatta direzione del vento solo se la barca è ferma.

Una volta individuata la direzione del vento, il nostro mondo si divide in SOPRAVVENTO e SOTTOVENTO.

Prendendo come punto di riferimento la barca si ottiene che:

-     sopravvento è tutto ciò che viene investito per primo dal vento

-     sottovento è tutto ciò che per secondo viene investito dal vento

Acquisito questo concetto relativo, avremo un bordo sopravvento ed un bordo sottovento, rispetto all’asse longitudinale della barca.

 

 

Orza e poggia

Rispetto alla direzione del vento, una barca che abbia velocità può:

-     orzare, cioè accostare la prua verso il sopravvento

-     poggiare, cioè accostare verso il sottovento

Queste manovre si ottengono utilizzando il timone. Considerando una barca con timone a sbarra:

-     per orzare si porta la barra del timone sottovento (cioè verso il boma)

-     per poggiare si porta la barra del timone sopravvento.

 

Mure a dritta, mure a sinistra

Rispetto alla direzione del vento, una barca può navigare con mure a dritta (cioè a destra) o con mure a sinistra:

-     una barca ha mure a dritta quando il suo lato sopravvento è quello a dritta

-     una barca ha mure a sinistra quando il suo lato sopravvento è quello di sinistra

 

 

Le mure sono sempre dalla parte opposta al boma. Le mure servono anche a stabilire le precedenze in navigazione: a parte qualche

caso che non trattiamo in questo corso, una barca con mure a dritta ha la precedenza su una barca con mure a sinistra.

 

Andature

Una barca può navigare assumendo angolazioni diverse rispetto alla direzione del vento, cioè può navigare in diverse andature.

Logicamente ad ogni andatura corrisponde una diversa regolazione delle vele ed un diverso comportamento della barca.

 

 

Le andature si dividono in montanti o al vento e portanti. Il traverso è una via di mezzo fra i due gruppi di andature.

Fanno parte delle andature montanti la bolina stretta e la bolina larga. Le andature portanti sono: lasco, gran lasco e poppa (o fil di

ruota).

Una barca a vela può risalire il vento seguendo una rotta che assume una inclinazione rispetto alla direzione del vento di 45°, dopo di

che la barca, stringendo ancora, entra in quell’angolo di circa 90° (45° + 45°), chiamato angolo morto, dove le vele non portano più.

Come abbiamo visto dalla figura nella pagina precedente, cambiando le andature, cambiano anche le posizioni delle vele. Possiamo

quindi dedurre che c’è una relazione strettissima tra orzare e cazzare, poggiare e lascare.

Nelle andature di bolina le vele devono essere lascate fino al limite oltre il quale pungono (una vela punge quando inizia a non

portare), quindi cazzate fino a farle portare. Doverosa è una precisazione: le vele ci segnalano quando sono troppo lascate (pungono

e smettono di portare), ma non quando sono troppo cazzate. Quest’ultimo è uno dei più comuni errori.

Dal lasco alla poppa le vele vengono lascate al massimo, per offrire la massima superficie al vento.

Quando passiamo da un’andatura ad un’altra il timone e le vele devono agire contemporaneamente: quindi, mentre la barca poggia,

randa e fiocco vanno lascati seguendo la poggiata. Lo stesso sincronismo deve esserci quando la barca orza e si cazzano le vele.

 

Vele che portano, che pungono, che fileggiano

Una vela PORTA quando il vento la gonfia completamente; PUNGE quando riceve il vento dalla parte sottovento e si gonfia al contrario

sul bordo di inferitura; FILEGGIA quando sbatte al vento come una bandiera.

 

 

Quindi è importante sapere che:

la bolina stretta è l’andatura più vicina all’angolo morto. Impariamo a bolinare facendo rendere la barca al meglio e risalendo più

possibile il vento.

Le vele vanno regolate continuamente, non messe a segno e poi dimenticate.

E’ importante osservare le vele per capire quando non sono regolate correttamente.

 

Virata in prua

E’ il cambiamento di mure fatto passando con la prua per l’angolo morto.

Considerando che nell’angolo morto le vele non portano, bisogna avere un sufficiente abbrivio per superarlo. Nella virata la velocità è

sicurezza.

Vediamo ora come si esegue una virata ed i compiti dell’equipaggio:

-     Il timoniere avverte l’equipaggio: PRONTI A VIRARE ?

-     L’equipaggio (tutto) risponde: PRONTI!

-     Il timoniere porta il timone all’orza e avverte: VIRO !

-     Quando la barca entra nell’angolo morto ed il fiocco punge, il prodiere lo lasca ed insieme al timoniere si sposta sull’altro bordo

per riportare la barca in assetto.

-     Non appena il fiocco e la randa sono passati, il prodiere cazza il fiocco ed il timoniere, controllando che la randa comincia

portare, conclude la manovra riportando il timone al centro.

Importante da ricordare è:

-     Il fiocco deve portare fino all’ultimo e essere lascato solo quando punge per superare con facilità l’angolo morto.

-     Il timone va riportato al centro nel momento giusto, appena conclusa la virata e non troppo tardi per non scadere sottovento.

-     Il timone va manovrato con decisione senza esagerare per non produrre effetti negativi che rallentano la barca.

 

-     E’ importante che tutti rispondano al “pronti a virare” del timoniere e non solo chi è alle manovre.

 

Virata in poppa o strambata

Consiste nel cambiare mure nell’andatura con il vento in poppa.

Al contrario della virata, che ha bisogno di velocità per contrastare la tendenza della barca a fermarsi prua al vento, nella strambata

avremo:

-     la barca sarà sempre in velocità

-     durante la manovra la randa continua a portare

quando la barca cambia mure, la randa percorre un angolo di quasi 180° (abbattuta).

In questa manovra non dobbiamo perdere il controllo della randa (e del boma) che, considerata la velocità acquistata nell’abbattuta,

può danneggiare le strutture della barca e, più grave ancora, ferire seriamente qualche malcapitato membro dell’equipaggio.

    Vediamo come si esegue la strambata:

-     Il timoniere si porta in fil di ruota

-     il prodiere, non appena il fiocco, sventato dalla randa, tende a sgonfiarsi, lo   passa sull’altro bordo. La barca ora è con le vele a farfalla.

-     il timoniere, mantenendosi in fil di ruota con le vele a farfalla, avvisa l’equipaggio: PRONTI A STRAMBARE ?

-     l’equipaggio risponde: PRONTI !

-     Il timoniere recupera velocemente la scotta della randa, avverte: STRAMBO, e poi porta la barra del timone alla poggia, fino a far passare la randa sulla parte opposta.

-     Dopo di che fila rapidamente la scotta della randa e contemporaneamente riporta il timone al centro.

 

L’equipaggio deve fare attenzione a questa manovra, in quanto semplice con poco vento, ma estremamente difficile e rischiosa con  

vento forte e con scarsa preparazione. Quando andiamo in poppa è importante controllare che il vang sia ben cazzato e impedisca al

boma di alzarsi.

Sulle derive in particolare, con vento fresco, l’assetto è fondamentale.

NORME GENERALI DI SICUREZZA

Andare per mare è diventata una passione, uno svago, non più una necessità. Quindi quando ci apprestiamo ad uscire in barca è

opportuno osservare delle norme di sicurezza, per non mettere a repentaglio la nostra e altrui incolumità.

Le bravate si possono pagare a caro prezzo, quindi

bisogna saper apprezzare la forza del vento ed informarsi sulle previsioni meteorologiche

informarsi presso gli esperti del luogo circa i colpi di vento e i loro segni premonitori

meglio non uscire quando non siamo troppo convinti di essere all’altezza della situazione

indossare sempre il giubbotto salvagente. Ricordiamoci dei rischi di lunghe permanenze in acqua, svenimenti, ferite, perdita della barca ed incidenti lontani da riva

in questa pratica sportiva l’abbigliamento riveste un ruolo importante. Il freddo riduce sensibilmente i riflessi, non si resiste a lungo agli spruzzi di acqua fredda e vento. Per prevenire questi inconvenienti è sufficiente indossare una cerata o una muta in neoprene, proteggendo anche le mani con guanti. Le calzature sono importanti sia d’estate che in inverno; i piedi nudi non sono una tenuta idonea, meglio prevenire ferite e contusioni dovute a scivolate sulla coperta umida della barca.

Controllate sempre, prima di uscire, l’attrezzatura e le ferramenta di bordo per evitare situazioni pericolose.

portatevi appresso gli attrezzi fondamentali (pinze, cacciavite, coltello, ecc.), vi saranno utili nei momenti critici.

nei porti occorre mantenere sempre velocità moderata, comunque adeguata per poter manovrare. Bisogna entrare nella darsena con velatura sufficientemente ridotta, imparare a virare rapidamente, non cercare di ormeggiare se si ha troppo abbrivio, ma ripetere la manovra in tutta sicurezza.

 

 

UOMO IN MARE

Questo argomento implica un discorso più ampio sulla SICUREZZA intesa come PREVENZIONE. Possiamo sicuramente ridurre al massimo la possibilità che ci possa capitare tale incidente usando il buonsenso, “materiale” indispensabile in barca.

Se ciò è capitato vediamo come possiamo agire al meglio, quindi:

Qualunque sia l’andatura di navigazione, è importante arrivare con la barca più ferma e più vicina possibile all’obiettivo. Ciò significa rapidità di recupero senza recare lesioni all’uomo.

La manovra consigliata è quella di guadagnare la zona sottovento e avvicinarsi di bolina sventando le vele per regolare la velocità e fermare lo scafo accanto all’uomo in mare.

Il recupero è opportuno farlo con il naufrago sopravvento, per non rischiare di travolgerlo da un’abbattuta incontrollata della prua (soprattutto con vento forte e onda).

 

 

ASSETTO

Il vento, con il suo effetto sulle vele, fa sbandare la barca. Intuitivamente possiamo capire che, in una certa misura, è necessario contrastare questo sbandamento, cioè mantenere la barca in un assetto ottimale, secondo l’intensità del vento e dell’andatura.

Ci sono due tipi di assetto: quello rispetto all’asse trasversale della barca (appruata o appoppata) e quello rispetto all’asse longitudinale (barca sbandata sottovento o sopravvento).

Le forze che intervengono a contrastare lo sbandamento sono:

L’assetto ottimale dipende da molti fattori, quindi, tra i quali il tipo di barca: vale comunque la pena, per apprendere alcune nozioni importanti, anche se siamo su un cabinato, occuparsi dell’assetto di una deriva. Le derive sono progettate e costruite per ottenere il miglior rendimento quando la barca naviga piatta.

Escluse alcune eccezioni, bisogna cercare di ottenere questo assetto:

Quindi, messe a segno le vele nell’andatura prescelta, dovremo preoccuparci di controllare l’assetto.

Con vento forte non sempre è possibile mantenere la barca piatta, ma è necessario limitare il più possibile lo sbandamento. Vediamo ora l’assetto più corretto di una deriva con timoniere e prodiere

Parlando di assetto è importante introdurre una regola fondamentale nella vela: quando la barca è sbandata sottovento è orziera, quando è sbandata sopravvento è poggiera.

NODI